Giacomo Pellegrini
il curatore
Quando per la prima volta sono entrato nelle sale dell'Hotel La Fenice et des Artistes subito mi sono sentito circondato da una collezione viva, attuale, realizzata da appassionati d'arte che hanno il piacere di acquisire opere che amano e che hanno il desiderio di gustare e di far apprezzare agli ospiti.
Questa sensazione ha trovato conferme negli scritti degli artisti che sono passati in quei luoghi; l'intimità, il piacere di soggiornare in un salotto di casa circondati da opere che spesso si possono ammirare solo nei musei è uno dei temi dominanti del libro degli ospiti dell'hotel.
In questo senso mi ha colpito una frase di Gaia Zoppi che mentre si trovava a Venezia nel periodo di Carnevale 2000, per recitare con Gianrico Tedeschi il "Sior Todero brontolon" al Teatro Goldoni, pur non soggiornando in hotel si è fermata nei salotti per un the ed ha lasciato questa testimonianza: "Non c'erano più stanze e così ho trascorso qui solo manciate di minuti nei vostri caldi salotti, ma la prossima volta spero di salire nelle stanze sul canale". Il semplice pensiero di Gaia Zoppi è l'espressione del rapporto che da sempre esiste tra la proprietà e gli artisti, coglie il desiderio di creare un ambiente in cui l'ospite si senta a casa propria, di mettere a disposizione sale accoglienti in cui l'arte si mescola con arredi scelti in funzione di rendere un ambiente caldo e confortevole, gemuetlich. Non trovo in italiano un solo vocabolo che possa esprimere con la stessa precisione il concetto di intimo, accogliente e caldo che esprime la parola tedesca. E' come indossare un vecchio maglione a cui si è affezionati e sedersi nel comodo divano di casa.
Nel passato artisti come De Pisis, De Chirico e Rosai, per fare alcuni esempi, hanno a lungo soggiornato in hotel, spesso lavorando durante il proprio soggiorno, tutti hanno lasciato la testimonianza concreta del loro passaggio. Dal desiderio della proprietà di aggiornare la collezione, con lo stesso spirito con cui è nata e cresciuta, si è sviluppata l'idea del concorso.
Il tema è nato spontaneamente perché Venezia, quando ci trovavamo nelle sale dell'hotel a discutere sull'idea della manifestazione, era sempre presente, coinvolgente con la stessa magia che aveva esercitato sugli artisti dalle cui opere eravamo circondati. Mi piacerebbe se questa atmosfera fosse recepita dagli artisti invitati al concorso e trasferita nelle opere, se così fosse avrei raggiunto lo scopo che mi ero prefisso, è per questa ragione che nelle fasi preparatorie del concorso spesso mi sono compiaciuto di invitare artisti e critici a visitare i locali dell'hotel.
Il momento di incontro con gli artisti durante la fase iniziale dell'esposizione è stato pensato per far conoscere l'atmosfera particolare che si respira all'Hotel La Fenice et Des Artistes, che non a caso porta questo nome.
Il fine del concorso come ho già detto è quello di dare continuità alla raccolta attraverso l'acquisizione di opere di artisti contemporanei; ritengo il desiderio della proprietà sia quello di continuare a circondare chi frequenta l'hotel con lavori di pregio che possano far ricordare un soggiorno non comune all'insegna dell'arte.
La scelta degli artisti che sono stati invitati è stata effettuata oltre che da parte mia e della proprietà anche su indicazione di tutti i membri della giuria, e questo criterio ha consentito di avere una partecipazione eterogenea, trasversale sia per l'età dei partecipanti che per i generi di pittura. La scelta per quanto mi riguarda ha cercato di rispettare lo spirito che ho evidenziato più sopra, privilegiando la sensibilità, la capacità di cogliere il tema del concorso e di comprendere la destinazione futura delle opere.
Pensare ad un concorso d'arte contemporanea con il solo scopo di ricostituire un'atmosfera non è certo limitante ed è vicino alla mia convinzione, secondo cui l'arte prima di tutto è comunicazione ed il risultato artistico è tanto maggiore quando lo spirito dell'opera raggiunge più rapidamente lo spettatore: se anche solo una parte dei lavori presentati al concorso riuscirà a creare nelle sale dell'hotel l'atmosfera che si respira con la collezione che vi è abitualmente esposta, credo che avremo ottenuto un risultato di portata enorme.
Il giudizio definitivo non sarà dato dalla giuria, ma saranno gli stessi ospiti che potranno o meno cogliere le sensazioni espresse dagli artisti. L'arte non deve più essere relegata nei luoghi sacri destinati alla conservazione: l'opera deve essere consumata in luoghi di transito, in cui anche lo spettatore casuale può coglierne l'essenza.
Venezia è una città d'arte non solo per la presenza dei grandi contenitori, l'arte a Venezia si respira per le calli, si vive nei locali tipici e negli hotels. Credo fermamente che l'utilizzazione di questi spazi per la diffusione dell'arte, e non solamente a Venezia, sia la strada da percorrere in futuro.
Giacomo Pellegrini
Ottobre 2000