VII° CONCORSO LA FENICE ET DES ARTISTES ANNO 2006
Venezia: presente anteriore, il tempo ritrovato
Venezia è sospesa tra terra e mare, se la raggiungi per via di terra in treno, o in auto, di colpo, dalla realtà industriale di Mestre e Marghera, ti ritrovi sul lungo ponte della Libertà che la unisce al resto del mondo e attraverso due rami di laguna, tra impercettibili orizzonti spesso sfumati da leggere foschie, isolotti con ruderi, nasse sospese a filo d’acqua, barche, di cui col tempo scopri i tipici nomi un po’ allusivi, che sfilano leggere increspando leggermente le acque, approdi a Venezia e ti addentri tra canali e calli; il tempo acquista una dimensione diversa da quella a cui sei abituato, la frenesia che nel quotidiano pervade le tue scelte scompare e la tua giornata inizia a scorrere con un ritmo di altri tempi.
Se arrivi per mare, superate le bocche di porto, navighi in mezzo alla terra, le isole della laguna ti avvolgono, in lontananza vedi paesaggi urbani e naturalistici che si alternano con incredibile armonia, sbarcando ti immergi in una Venezia silenziosa, lontana dai flussi turistici.
In entrambe le situazioni il tempo, come per incanto, si ferma e tu spettatore hai la sensazione di aver già vissuto in quei luoghi, ti cali in una realtà di un passato, recente e remoto, creata dai palazzi, dai nomi delle calli e dal dialetto Veneziano che non ti fanno dimenticare che non sei in un luogo qualunque.
La storia ti insegue ad ogni passo e ti fa sentire parte di quello che ti succede intorno o che lì è accaduto, risenti la musicalità dei dialoghi delle commedie di Goldoni, senti passare Marco Polo che prepara i suoi viaggi, avverti il brulicare frenetico dei mercanti Veneziani.
Non sei più spettatore, ma protagonista di quel mondo, ritrovi il tempo che cercavi, sei di nuovo padrone del tuo tempo ti lasci scivolare in un Bacaro, gusti con calma “un’ ombretta e un cicchetto”, coinvolto in quella “ciacola” che anima in modo quasi teatrale quei luoghi e poi perso nel labirinto Veneziano scopri scorci magnifici in cui la mano dell’uomo ha sapientemente impreziosito ciò che era già bello.
La realtà cosmopolita, si alterna a quella locale e quella urbana a quella naturalistica in un continuo divenire di contraddizioni che rendono unica Venezia.
Questo è il suggerimento che ho dato agli invitati per sviluppate il tema dei lavori da presentare; avrei voluto evitare che la retorica si infilasse nel mio discorso, ma mi rendo conto che spesso sono ricaduto in immagini fin troppo descrittive dei luoghi perdendo di vista l’aspetto della ricerca che avrei voluto che fosse il filo conduttore del mio dire, gli artisti invitati ad interpretare quello che ho cercato di esprimere sono riusciti, meglio di me, a trasfondere nei loro lavori le sensazioni che si vivono a Venezia e che quasi in un riassunto di quanto abbiamo cercato di dire con i temi delle prime sei edizioni del concorso sono riusciti a coniugare ambiente, storia, tolleranza, estetica ed etica, per dare a chi vedrà i lavori la sensazione di entrare negli stessi assaporando ciò che Venezia sa proporre.
Credo che questa settima edizione sia ben riuscita ed il merito di ciò e senz’altro da attribuire agli artisti che ogni anno di più sanno cogliere lo spirito con cui viene realizzata questa manifestazione, e per questo a nome di tutta l’organizzazione intendo esprimere il mio grazie più sincero.
A nome mio personale ringrazio per la rinnovata fiducia Fenice Hotels e EDF Italia ed in particolare gli amici Michele Facchini e ing. Bruno D’Onghia che con il loro sostegno anche morale ogni anno stimolano la mia ricerca di nuovi artisti e di nuovi temi per la manifestazione.
Bergamo, settembre 2006
Il Curatore, Giacomo Pellegrini